Sant’Alessandro di Alessandria, vescovo a cavallo tra il III e il IV secolo è ricordato soprattutto per il grande ruolo avuto nel contrasto alle eresie, in particolare quella ariana.
Il Martirologio Romano ricorda con queste parole sant’Alessandro di Alessandria, che si commemora oggi 26 febbraio: “anziano glorioso e dal fervido zelo per la fede“. Ha avuto una lunga vita in cui ha svolto il ruolo di patriarca della chiesa di Alessandria.
Successore di san Pietro come capo di quella comunità “separò dalla comunione ecclesiale il suo sacerdote Ario“, rivela, sempre il Martirologio Romano. Questo santo vescovo è ricordato, infatti, prevalentemente per la sua opera di difesa della retta dottrina cattolica e per la sua opposizione alle eresie, prima tra tutti quella ariana.
Sant’Alessandro era stato eletto a capo dell’importante sede patriarcale nel 313. In quel periodo c’era Ario, al quale era stata precedentemente assegnata la più antica chiesa di Alessandria. Questo sacerdote aveva elaborato una teoria eretica ed aveva formato una cospicua comunità di seguaci.
Lo scontro tra i due divenne aperto: Ario negava la dottrina di Dio Uno e Trino e attaccò apertamente Alessandro. Di risposta lui convocò due assemblee di diaconi e presbiteri, senza riuscire tuttavia ad arginare l’arianesimo.
Nel 320 riunì un sinodo in cui 36 sacerdoti e 44 diaconi: tra di essi c’era sant’Atanasio che divenne un suo stretto discepolo e collaboratore. Tutti firmarono un documento che condannava definitivamente l’eresia. Ario continuò a perseverare nel suo errore e c’era il pericolo che venisse messo in atto uno scisma.
Tutta la chiesa egiziana pose l’anatema sull’eresia ariana in un concilio convocato da sant’Alessandro. Ario fu costretto a lasciare l’Egitto ma ebbe il sostegno di Eusebio di Nicomedia, che eravicino alla corte imperiale in Oriente. Per questo continuò a diffondere l’eresia e i suoi seguaci ad Alessandria misero in atto varie azioni violente.
Per cercare di arginare il pericolo sant’Alessandro scrisse una lettera che indirizzò a tutti i vescovi della cristianità per metterli in guardia dal dilagare dell’eresia. Poi, con la collaborazione di sant’Atanasio, compose una professione di fede, che fu firmata da circa 250 pastori orientali.
Aveva stretti rapporti epistolari con san Macario di Gerusalemme e con papa san Silvestro. La disputa sull’arianesimo vide l’intervento dell’imperatore Costantino che nel 325 convocò il Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico della storia in cui furono confermate le principali verità della fede contenute nel Simbolo. Al tempo stesso avvenne la condanna dell’eresia ariana estesa a tutta la Chiesa.
Sant’Alessandro affrontò anche la controversia con Melezio di Nicopoli, il quale aveva ordinato illegittimamente membri del clero fuori dalla propria diocesi. Si ricorda un celebre discorso che il santo pronunciò sul rapporto tra anima e corpo e la necessità della Passione di Cristo, dal titolo De anima et corpore deque passione Domini.
Godeva della grande stima dei suoi contemporanei che lo consideravano “un uomo tenuto nella massima considerazione dal popolo e dal clero, magnificente, liberale, eloquente, amante di Dio e dell’uomo, dedito ai poveri, al bene e solerte verso tutti; così dedito alla mortificazione, che non ruppe mai il suo digiuno finché il sole brillava in cielo”. Il santo vescovo morì solo tre anni dopo il Concilio di Nicea, ovvero nel 328.
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