Grande predicatore, san Vincenzo Ferrer è stato un sacerdote domenicano che seguendo lo stile del suo ordine ha evangelizzato con ardore e il potere delle parole portando la Parola di Dio agli altri.

Nella giornata di oggi, 5 aprile, ricorre la memoria liturgica di san Vincenzo Ferrer, sacerdote domenicano spagnolo ed eccelso predicatore. I suo contemporanei lo avevano soprannominato “Angelo del Giudizio” perchè con la sua predicazione riportava i fedeli sulla retta via e induceva alla conversione.
Nacque a Valencia il 23 gennaio 1350. Suo padre era un notaio ed ebbe modo di fare dei buoni studi di filosofia, teologia e logica diventando docente in giovane età. Entrato nell’Ordine dei domenicani a 17 anni, prese i voti.
Visse in un’epoca in cui la Chiesa era lacerata da profonde ferite tra cui lo Scisma d’Occidente. Inizialmente si schierò con l’antipapa Clemente VII e conobbe Pietro de Luna che poi diventò papa Benedetto XIII. Presso la corte pontificia di Avignone svolgeva il ruolo di penitenziere apostolico e confessore papale.
Santo di oggi 5 aprile: San Vincenzo Ferrer
Un evento doloroso segnò una svolta nella sua vita: fu colpito da una grave malattia dalla quale guarì dopo aver avuto una visione di Gesù. Lo vide insieme a san Domenico e san Francesco e ricevette la missione di predicare.
Decise pertanto di abbandonare la corte papale avignonese e di intraprendere un’attività di predicazione itinerante. Dalla Spagna si spostò in Francia e poi in Italia raggiungendo le terre di Piemonte, Lombardia. La sua predicazione itinerante era accompagnata da continui miracoli che furono attestati al suo processo di canonizzazione da numerosissimi testimoni.
Nonostante predicasse esclusivamente in lingua valenziana era compreso da tutti, come riportano sempre le sue agiografie. Tema centrale della sua predicazione era la necessità della penitenza e le conversioni furono numerose.
Lavoratore per l’unità della Chiesa
San Vincenzo Ferrer divenne il confessore di Margherita di Savoia e venne a contatto con colui che sarebbe diventato san Bernardino da Siena. La sua predicazione aveva connotazione apocalittica poiché si soffermava molto sulla fine del mondo e fine del mondo e faceva espliciti riferimenti all’Anticristo come la personificazione dell’opposizione al regno di Dio.
Autore di varie opere, la più importante fu il Trattato sulla vita spirituale. Ma si ricordano anche i Sermoni, per la maggior parte scritti in catalano.
Si adoperò attivamente affinché fosse messa fine allo scisma in atto nella Chiesa. Voleva che venisse ripristinata l’unità e lavorava perché questo importante obiettivo fosse raggiunto. Erano tante infatti le azioni di carattere diplomatico che intraprese a questo scopo.
Il suo contributo fu significativo e quando prese parte al concilio di Perpignano, indetto da Benedetto XIII nel 1408, rivolse al pontefice un forte appello affinchè lasciasse il papato che occupava in modo indebito. Riuscì a vedere la fine dello scisma che avvenne nel 1417, solo due anni prima di morire.
La morte arrivò per lui mentre si trovava a Vannes durante le sue peregrinazioni per predicare. Era il 5 aprile 1419. Fu canonizzato nel 1450 e la venerazione fu grande e diffusa in varie parti d’Europa, principalmente nei Paesi che aveva frequentato, cioè Spagna, Francia e Italia.
L’iconografia classica lo ha sempre rappresentato come un angelo dell’Apocalisse dal momento che al centro della sua predicazione c’era il giorno del giudizio. Una fiamma ardente sulla fronte e una tromba squillante in mano sono i simboli che gli vengono attribuiti. È raffigurato anche con l’indice rivolto verso il cielo ad indicare il Signore da adorare.