Come ci prepariamo per la Santa Pasqua? Intanto, seguiamo le celebrazioni della Quaresima e adorniamo la casa per attendere che il sepolcro sveli la resurrezione.
Come facciamo per il Santo Natale, quando ricostruiamo, nel presepe, la nascita di GesĂą Bambino, potremmo creare un altare speciale, in casa, per prepararci alla morte e resurrezione di Cristo.
Potremmo, con molta semplicitĂ , scegliere un angolino della nostra casa e addobbarlo con ogni simbolo che ci ricordi il momento liturgico che stiamo attraversando.
Questo gesto può avere lo scopo di sottolineare quanto sia importante il cammino che porta dalla tristezza alla gioia; dalla penitenza (anche nei nostri digiuni e nelle nostre preghiere) alla salvezza; dalla morte alla vita.
I simboli più comuni, e semplici da recuperare, potrebbero essere le uova colorate e decorate, che si regalano anche ad amici e parenti. L’uovo, infatti, è, sin dall’antichità , associato alla vita, alla rinascita. Per noi cristiani, ricorda il masso apposto davanti al sepolcro, che poi svelerà la vita (proprio come fa un uovo che si schiude), la risurrezione di Cristo.
Sul nostro altare, poi, non mancheranno delle candele (possibilmente benedette) e qualche frase, una poesia, un canto che ricordi la Santa Pasqua.
“Padre, venga il tuo Regno” -ad esempio- ma anche la citazione di qualche Santo, fa al caso nostro.
Giovanni Paolo II disse, ad esempio: “Cristo è risorto. Egli è la pietra angolare. Già allora si tentò di rigettarlo e di sopraffarlo con la vigilata e sigillata pietra del sepolcro. Ma quella pietra fu ribaltata. Cristo è risorto. Non respingete Cristo, voi che costruite il mondo umano”.
Al nostro altare, potremmo aggiungere il grano, che solitamente si fa germogliare (dalla II settimana di Quaresima in poi), perché destinato ad adornare l’altare della reposizione del Giovedì Santo.
Ecco come prepararlo: sul fondo di una ciotola si dispongono i semi di grano, su un letto di ovatta imbevuta di acqua. Questi devono, poi, essere regolarmente innaffiati (una volta ogni due giorni circa) scolando sempre l’acqua in eccesso, e riposti il più possibile al buio.
Ogni volta che si annaffiano, viene recita la preghiera che ricorda il sacrificio del seme che, solo morendo sotto terra, poterĂ un frutto migliore.
“ “Se il seme di grano non scende nella terra e non muore, non porta frutto”. Questo grano che cresce nell’ombra sia, Signore, il segno della nostra segreta penitenza, dell’amore segreto per il prossimo, della vita tua che misteriosamente, attraverso la morte, cresce dentro di noi per una divina resurrezione. Amen”.
Non dimentichiamo, poi, di aggiungere all’altare la palma o l’ulivo benedetto, nella Domenica prima della Santa Pasqua, e ogni altro simbolo che ci ricordi e ci riconduca alla rinascita, dopo una dura lotta e una lunga attesa, in cui la luce vince, sicuramente, le tenebre del mondo.
Antonella Santisani
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