L’uomo ha messo insieme 13 mila chilometri in 5 anni di camminate.
Circa 5 anni fa, Andrea Spinelli ha ricevuto dal proprio medico curante la notizie che nessuno vorrebbe mai sentire: era affetto da un cancro al pancreas dal quale non poteva guarire. La prima reazione è stata di sconforto, ha pensato che non fosse giusto, che voleva continuare a vivere. Poi, però, ha deciso che non si sarebbe lasciato abbattere dalla malattia e che l’avrebbe tramutata in un’occasione per iniziare una nuova vita. L’idea che gli è venuta in mente è stata quella di cominciare a camminare: nel primo periodo di cure ha cominciato a camminare da casa fino all’ospedale (15 chilometri).
Avvertendo una piacevole sensazione di benessere, Andrea ha deciso di prolungare quelle camminate. Prima ha cominciato con i percorsi di montagna più brevi, quindi è andato fino al confine con l’Austria ed ha percorso tutto l’Appenino emiliano. Dal giorno della diagnosi ad oggi, Andrea ha percorso ben 13 mila chilometri a piedi, lunghe camminate di cui l’uomo ha tenuto traccia in un’apposito blog. Ciò che sorprende è che nonostante i medici gli avessero diagnosticato un massimo di 5 anni di vita, Andrea, dopo sei anni, è ancora capace di fare lunghe passeggiate.
Trovare un rapporto di causa ed effetto tra l’intensa attività fisica di Andrea ed il prolungamento della sua aspettativa di vita è scientificamente errato. Dire che camminare può ritardare gli effetti della malattia lo è altrettanto e sarebbe un modo per generare false speranze in chi si trova nella sua condizione. Sarebbe più corretto dire che il fatto che sia ancora in vita è inspiegabile. Eppure Andrea è convinto che proprio la scelta di camminare lo abbia tenuto in vita e lo ha persino scritto nel suo libro: “Se cammino vivo”.
Con tale affermazione Andrea non vuole asserire che camminare abbia effetti terapeutici, ma che nel suo caso funge da motivazione per andare avanti. L’uomo è sicuro che ciò che importa alla fine del viaggio (la vita) non è quando finisce ma come ci si arriva. Per tale motivo è intenzionato a continuare con le sue marce finché ne avrà forza, così come non smetterà mai di parlare della sua malattia: “Ho pensato molte volte che è importante non rimanere soli, se non mi isolo, se non mi tengo tutto dentro, posso tutto”. Da questa convinzione nasce l’idea del libro, il cui obbiettivo è aiutare chi si trova nelle sue condizioni: “Posso anche perdere, perderò, ma se questo raccontare il cammino con il cancro può essere di sollievo e speranza anche a una sola persona, allora alla fine non avrò perso, ma vinto”.
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Luca Scapatello
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