Alla vigilia di un nuovo anno, siamo animati dal desiderio di una ripartenza e diamo il via a progetti, obiettivi, desideri da vivere.
Nonostante tutte le difficoltà, le fatiche, le storture in cui siamo immersi, nei nostri cuori si riaccende la speranza che le cose possano migliorare.
Oggi, complice il viaggio verso Medjugorje che mi stimola la fantasia e accresce l’aspirazione a fare meglio la mia parte nell’anno che sta per schiudersi, mi sono messa in modalità buoni propositi, e li sto fissando ad uno ad uno, nero su bianco. Una lunga lista di impegni che spazia dalla preghiera al lavoro, dallo studio allo sport, passando per una sana alimentazione, e che mi riprometto di mantenere a tutti i costi, ma credo che se entro la fine del 2020 riuscirò a smarcarne metà, sarà già un successo.
C’è un proposito che vince sugli altri e risponde a un’esigenza profonda del mio cuore che è preponderante in questo ultimo periodo: usare con cura il tempo.
Sembra quasi una paradosso: oggi abbiamo mezzi di trasporto, di comunicazione e di ogni genere sempre più veloci che ci dovrebbero far guadagnare tempo ed invece ce ne sottraggono sempre di più, trascinandoci in una corsa spasmodica volta a eseguire un numero crescente di azioni, per rispondere a quel modello di efficientismo che la società ci impone, e dal quale fatichiamo a difenderci.
E in questo affanno quotidiano nel tentativo di incastrare i tanti impegni, e possibilmente nel migliore dei modi (la tendenza al perfezionismo non mi molla) c’è un tempo che ne risente più di tutto: il tempo per gli altri, per le persone a cui voglio bene, rischiando così di trascurare uno dei doni più belli, quello degli affetti che vanno dalla famiglia alle amicizie.
Me lo ricordava con grande forza, Azzurra, una giovane donna, sposa, cantante, morta il 17 dicembre scorso a soli 32 anni, a causa di un melanoma al quarto stadio. Nonostante il dolore atroce che non le dava tregua soprattutto negli ultimi giorni, aveva capito il valore del tempo, di ogni istante, e lo viveva al massimo.
Non trascurava mai di rivolgere una parola, un sorriso, un pensiero d’amore a tutti: a suo marito Daniele, ai genitori, agli amici che l’andavano a trovare e ai tantissimi che la seguivano tramite i social. Dal letto in cui la malattia l’aveva inchiodata non si stancava di esortare tutti ad apprezzare tutto ciò che la vita offre, di trovare sempre il lato buono nelle situazioni e nelle persone. Aveva capito tutto!
Aveva scoperto di essere una figlia amata di Dio e riconosceva che siamo tutti figli amati da un Padre e quindi fratelli e sorelle, e viveva appieno questa realtà spirituale che le si era svelata. Relazionarsi con gli altri, dare e ricevere amore, è fondamentale se vogliamo stare bene.
Ed è proprio in questo che è fonte di felicità che siamo attaccati, divisi, distratti e indotti ad andare in direzione diametralmente opposta, verso uno sfrenato individualismo, finendo così per isolarci e credere che possiamo bastare a noi stessi. Entro nel 2020 col proposito di valorizzare il tempo, il bene più prezioso che è dono di Dio e non possiamo riaverlo indietro, e di investirlo con vigilanza per i prossimi 366 giorni.
Buon nuovo inizio a tutti!
Simona Amabene
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