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Ascensione di Gesù: nei Vangeli se ne parla poco. Il perché dagli storici

Una riflessione, di stampo storico, del biblista Giuseppe Ricciotti, ci porta a domandarci quali sono le fonti storiche che parlano dell’Ascensione di Gesù.

Le fonti che ci parlano dell’Ascensione di Gesù (photo Pixabay)

Nella sua “biografia” del Cristo, Giuseppe Ricciotti analizza in maniera dettagliata, offrendo un prezioso contributo, l’episodio dell’Ascensione, analizzandolo dal punto di vista delle fonti materiali. Troviamo, sostiene lo storico e archeologo, che gli evangelisti “hanno dato pochissimo rilievo alla scomparsa materiale di Gesù dalla terra, ovvero alla sua Ascensione”. Chi parla, più degli altri, di quest’emblematico episodio legato alle indissolubili sorti della Chiesa?

L’ascensione di Gesù nelle fonti

Come ci fa notare Ricciotti nella sua “Vita di Gesù Cristo”, l’Ascensione non è affatto narrata da Matteo. In Marco, invece è “fugacemente accennata nell’appendice”. In Giovanni è pressoché ricordata sotto forma di predizione. L’Evangelista che, più di tutti, parla della scomparsa di Gesù dalla terra è Luca. Egli termina nel suo Vangelo, la storia di Cristo “secondo la carne” e si è proposto, come tiene a ricordare lo storico, di scrivere anche la storia del “Cristo mistico”. Gli Atti degli Apostoli (a lui attribuiti da scritti risalenti alla metà del II secolo) si aprono proprio con l’Ascensione, così come si era chiuso il suo Vangelo.

L’ascensione negli scritti di Luca

C’è da fare una precisazione. Gli Apostoli avevano lasciato Gerusalemme, per la Galilea, circa 7-8 giorni dopo la Resurrezione del Maestro. Gli stessi, si trovarono a Gerusalemme, luogo in cui avvenne l’Ascensione, già qualche giorno prima dell’emblematico episodio. Ne consegue che gli Apostoli soggiornarono nella Galilea per meno di un mese. Questo tempo è fondamentale, perché proprio a questo tempo, ricorda Ricciotti, vengono menzionate molte altre apparizioni, “vagamente accennate da San Paolo” e dallo stesso Luca. Quest’ultimo dice, infatti, che il Maestro apparve agli Apostoli “dimostrandosi vivente con molte prove, parlando del Regno di Dio”.

Il trasferimento a Gerusalemme

Dunque, gli Apostoli, sicuramente spinti da Gesù, si trasferirono di nuovo a Gerusalemme e qui avvenne quello che il biblista cita come “l’ultimo convegno”. In quest’ultimo incontro, di cui danno testimonianza gli Atti, il Maestro diede le ultime disposizioni, tra cui quella di non abbandonare Gerusalemme, per aspettare la promessa del Padre (Atti 1,4).

La promessa di cui parla Gesù

La promessa a cui faceva riferimento Gesù era chiaramente quella che si realizzò poco dopo, nel giorno della Pentecoste, con la discesa dello Spirito Santo. Gesù, nello stesso incontro con gli Apostoli, tenne a precisare alcuni concetti fondamentali. Al solo affiorare, da parte degli Apostoli, di quelle antiche “idee di messianismo nazionalista”, il Maestro rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi o i momenti che il Padre stabilì col suo potere, bensì riceverete possanza, sopravvento che sia su voi il Santo Spirito“. Con questa raccomandazione, Gesù si congedò dai suoi prediletti.

Vangelo di Giovanni (photo Pixabay)

I biografi di Gesù

I quattro biografi ufficiali tendono, dunque, a non andare oltre la vita terrena del Cristo, terminando le loro narrazioni con l’ascensione, o poco prima. Come accennato, troviamo un riferimento in Marco (16,19) il quale, come sostiene Ricciotti, “dà un fugace sguardo oltre il cielo”. Nel racconto di Giovanni, al capitolo 20, versetto 17, c’è invece una sorta di predizione, quando Gesù sostiene: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre“.

Leggi anche: Qumran: dai frammenti la nuova scoperta sul Sabato al tempo di Cristo

Fabio Amicosante

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