LA FORZA DELLE DONNE DI COLORE
Tutti ricordiamo le pagine più buie della storia americana: gli anni della schiavitù della gente di colore. Gli africani venivano prelevati dal loro continente, catturati come selvaggina, portati in America e assoggettati come schiavi, in tutto e per tutto, messi a fare i lavori più umili e trattati come gente di una razza inferiore, peggio di tanti animali domestici.
Era tutto legale, ufficiale, e nessuno poteva opporsi. Le punizioni erano durissime: torture, frustate fino alla morte.
Questo abominio si perpetuò fino alla stipula del XIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, che finalmente, alla fine del 1800, abolì la schiavitù.
Ma prima che agli afro-americani venisse riconosciuta pari dignità e la possibilità di avere l’istruzione, il lavoro, un posto nella società come quella dei loro connazionali bianchi, passarono molti altri decenni.
Risale, ad esempio, al 1955 l’evento che fece passare alla storia Rosa Louise Parks, simbolo del movimento per i diritti civili: su un autobus si rifiutò di cedere il posto ad un uomo bianco. Quell’evento da l’esatta misura di ciò che era la situazione tra bianchi e neri in America e fu solo uno degli episodi che segnarono quegli anni di estreme e dure lotte, per una società più giusta ed equa, perché gli uomini e le donne di colore venissero considerati come agli occhi di Dio, uguali agli altri
L’ultimo film di Theodore Melfi, interpretato -tra gli altri- da Kevin Costener, racconta una storia davvero particolare, quella della scienziata Katherine Johnson -genio assoluto della fisica- che insieme alle sue college, Dorothy Vaughn e Mary Jackson, cambiò letteralmente il corso della storia.
Queste tre donne afro-americane, descritte nel libro di Margot Lee Shetterly, furono determinanti per i progetti della NASA di quegli anni.
Erano impiegate per fare dei calcoli complicatissimi, come oggi fanno i più sofisticati computer, che portarono il primo statunitense nello spazio, John Glenn, e il primo uomo sulla luna, Neil Armstrong.
Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson furono indispensabili alla NASA, ma, mentre spendevano il loro ingegno per il Paese, erano costrette a recarsi in un altro edificio per usare la toilette, dove c’era per loro un wc con la scritta “colored”.
Impossibile per loro all’epoca pensare di poter fare un break coi collegi, per condividere un caffè.
Quei tempi non sono poi così lontani e purtroppo nemmeno dimenticati. Si rinnovano ancora in ogni atto di razzismo, nel nuovo continente o altrove.
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