Il nobile e bel gesto della coppia di turisti cinesi guarita dona allo Spallanzani nei primi giorni dell’emergenza italiana del coronavirus: un dono all’ospedale di ben quarantamila euro per la ricerca.
Sono stati tra i primi contagiati ufficiali registrati in Italia, e quindi anche i primi a finire sui giornali italiani per essere stati infettati dal Coronavirus nel nostro paese. Ma sono stati anche i primi a risultare guariti. Dopo le cure ricevute a Roma, all’Inmi Spallanzani, e dopo essere tornati in Cina, la coppia di Wuhan ha così deciso di fare un gesto di gratitudine significativo e non di poco conto.
I soldi sono stati donati come contributo alla ricerca dell’ospedale contro il coronavirus. Le lunghe settimane passate in ricovero nell’ospedale della capitale, la maggior parte in terapia intensiva, ha segnato duramente i due, che si sono sentiti di dover ringraziare l’ospedale, una volta dimessi e dopo avere completato la riabilitazione al San Filippo Neri.
I due cinesi, lui un ingegnere biochimico di 66 anni e lei un’umanista di 65 anni, erano atterrati all’aeroporto di Malpensa lo scorso 23 gennaio insieme a una comitiva di cittadini cinesi. Il 29 gennaio si erano spostati nella capitale, alloggiando in un albergo del centro. Lì hanno cominciato a manifestare i sintomi e si sono accorti di essere contagiati.
Così sono stati portati allo Spallanzani e rimasti in isolamento per 49 giorni. La dimissione, dopo il trasferimento al San Filippo Neri per la riabilitazione, è avvenuta infine il 20 aprile. “Voglio dunque rivolgere loro un ringraziamento e un invito a fare ritorno a Roma”, ha commentato l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato.
“La scelta di fare una donazione a favore dell’Istituto Spallanzani è un atto di grande generosità e di riconoscenza. C’è un proverbio cinese che recita: ‘Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita’. Ecco il viaggio e la vicenda della coppia di Wuhan curata all’Istituto Spallanzani, rimarrà impressa nella loro e nella nostra memoria”.
Il direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, il giorno della dimissione dei due, che aveva un valore pratico ma anche emotivo e altamente simbolico, per il fatto che venissero da Wuhan, la città da dove si è originato il virus che si è poi trasformato in pandemia, aveva commentato con parole di gioia.
“La mia mente non può che tornare al giorno in cui sono andati via dal nostro istituto, alle lacrime di gioia della signora e alla mia commozione intensa e profonda mentre lei mi diceva tenendomi le mani: ‘I love you, I love Spallanzani, I love Italy’. Non dimenticherò mai il loro sincero e affettuoso ‘grazie per averci salvato la vita‘”.
Un bel gesto che dimostra l’importanza della sanità pubblica e della cura nei confronti del prossimo, che, come insegnato nella parabola del Buon Samaritano, non è solo la via della giustizia e della concordia tra gli uomini, ma anche il cammino per la vita eterna. I due cinesi sono stati gratificati e sorpresi dall’opera dell’ospedale romano, e dalla disponibilità dei medici che gli hanno salvato la vita. Così hanno deciso di restituire una somma in denaro che non era stata loro nemmeno chiesta.
Nel Vangelo di Luca infatti si legge: “«Un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Giovanni Bernardi
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