Ormai da quaranta giorni il Mozambico, uno dei paesi più poveri dell’Africa, è entrato in una fase di emergenza nazionale.
Frontiere bloccate, divieto di circolazione, limitazioni nell’uso dei mezzi di trasporto. Ma se dovesse scoppiare veramente la crisi sanitaria, si tratterebbe purtroppo di una tragedia devastante.
“Non c’è una chiara percezione di quello che accade fuori dalle città”, spiega ad Agensir don Giorgio Ferretti, sacerdote fidei donum della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e parroco della cattedrale cattolica della capitale, di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione. “Negli ospedali c’è carenza di tutto. Pochissimi sono i posti in terapia intensiva, scarseggiano maschere, camici, medicine, ossigeno, disinfettanti, letti”.
Dall’inizio della pandemia don Giorgio distribuisce insieme ai volontari dispositivi di protezione come mascherine e sapone, già molto carenti, spiegando come utilizzarli e perché. Ad oggi i contagiati individuati sono soltanto ottanta, e i focolai solo due. Uno nella capitale e uno al nord. Nel paese non si sente aria di pericolo, e anche i dati dicono che la situazione sia migliore che in altre aree dell’Africa.
Di fatto però i rischi ci sono. Migliaia di minatori sono tornati dalle miniere del Sudafrica nelle aree rurali, e potrebbero avere portato con sé il virus. Per cui il futuro è imprevedibile, e nell’Africa più povera le calamità purtroppo si contano l’una dietro l’altra.
Dai cicloni agli attacchi terroristici, non c’è un attimo di tregua. E “negli ospedali c’è carenza di tutto. Pochissimi sono i posti in terapia intensiva, scarseggiano maschere, camici, medicine, ossigeno, disinfettanti, letti. I medici sarebbero i primi a rischiare la vita”.
La situazione igienica, spiega don Giorgio, è quindi molto precaria. Non c’è accesso all’acqua, il costo di prodotti come i disinfettanti è salito vertiginosamente in pochi giorni, e molti non possono permetterseli. Anche se si viene a conoscenza del pericolo che si corre, la gente ha poche altre soluzioni.
Chi non ha un salario è ora, con il lockdown, allo stremo. Salgono i numeri delle famiglie che mendicano, come di chi comincia ad avere paura e ad arrabbiarsi. La Chiesa prova con tutte le sue forze a “seminare speranza”, ma il contesto non è dei più semplici.
“Il Risorto è Signore della storia e non ci lascerà in balia del male. Egli ascolta le preghiere, guarisce gli uomini, sta al loro fianco, non abbandona la nostra barca nella tempesta. E noi non temiamo il futuro, non perché siamo coraggiosi, ma perché l’amore cristiano è più forte della paura e della morte”, ha affermato don Giorgio durante la Messa trasmessa nelle case grazie a Radio Maria.
Tra le attività caritative e benefici, con il programma Dream della Comunità di Sant’Egidio, e quelle di lotta agli stregoni e ai falsi curatori, la Chiesa è costantemente impegnata sul campo.
Si confezionano mascherine, le portano in strada alle persone, si chiede di pregare insieme. “La solidarietà, in questo tempo, è fonte di felicità e aiuta a scoprire il senso della vita”.
Giovanni Bernardi
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