Il team di scienziati che ha isolato il Coronavirus, guidato da Claudia Balotta, è stato insignito di un’importante onorificenza, ma la loro condizione di precari rimane immutata.
Coronavirus: l’infettivologa, ora in pensione, Claudia Balotta e il team di scienziati da lei guidato, ha recentemente ricevuto l’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica. Eppure, la condizione di precariato dei ragazzi del team rimane sempre la stessa, così come la pensione percepita dall’ex docente universitaria. L’infettivologa si è espressa sulla situazione nell’ambito di un’intervista rilasciata all’agenzia Adnkronos, dove è stata messa in luce l’effettiva condizione di chi, come lei, ha offerto un importante contributo alla lotta al nuovo Coronavirus.
Ex docente universitaria alla Statale di Milano e ora in pensione, Claudia Balotta ha guidato il team di scienziati che ha isolato il Coronavirus Sars-Cov-2 dai pazienti del Lodigiano. Già nel 2003, la scienziata aveva isolato il virus della Sars. Recentemente, l’infettivologa, insieme a tutto il suo team, è stata insignita dell’importante onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica. Eppure, sostiene la scienziata: “Se dovessi dire l’importo della mia pensione, qualcuno stramazzerebbe al suolo”. Nel team di “cavalieri” rientrano anche Alessia Lai, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli, il trio di scienziate precarie.
Claudia Balotta, che ha insegnato per venticinque anni all’Università Statale di Milano, percepisce oggi una pensione che ha poco a che fare con la nomina appena ricevuta. Alla domanda sulla sua attuale situazione, infatti, la scienziata ha sostenuto: “È la pensione di un postino con 40 anni di anzianità grosso modo. Dovrò lavorare un po’ per quanto possibile”.
Non manca, tra le sue riflessioni, un pensiero diretto a chi sta incessantemente lavorando per offrire un prezioso contributo scientifico, ma vive la difficile condizione di precariato. L’infettivologa ha infatti sostenuto di ritenersi felice per l’inattesa onorificenza, ricevuta recentemente. Ma, allo stesso tempo, la dedica va ai giovani scienziati che, nonostante gli sforzi, vivono questa condizione: “Queste ragazze hanno lavorato tanto e lo stanno ancora facendo”.
Claudia ha diversi progetti per il prossimo futuro, progetti che fino ad oggi sono rimasti nel cassetto per mancanza di tempo. Il suo programma è quello di dedicarsi all’opera di volontariato, soprattutto nei confronti degli extracomunitari. Richiamando un’associazione presente nella sua città, associazione che prende il nome di “Articolo 32”, l’infettivologa ha chiarito come tutti i cittadini abbiano il diritto all’assistenza sanitaria, anche chi “non ha le carte in regola”. Ora che la pensione, seppur sotto le aspettative, le concede più tempo, la volontà è quella di dedicarsi al prossimo.
Ma la scienziata tiene a precisare un punto fondamentale, sul quale è bene fermarsi a riflettere. “La nostra sanità deve essere rivista”. I giovani scienziati, che hanno lavorato e stanno lavorando in continuazione vanno incentivati, concretamente e non lasciati nel precariato.
Fabio Amicosante
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