L’opinione controcorrente del virologo Giulio Tarro, che spacca ancora la comunità scientifica: l’attesa per il vaccino sarà inutile, serve piuttosto una terapia antivirale efficace.
Tarro è un virologo di fama internazionale, primario in pensione dell’Ospedale Cotugno di Napoli che ha reagito in maniera pronta al virus, e già all’inizio della crisi sanitaria le sue opinioni, riprese anche dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, hanno fatto discutere. Tuttavia, la sua idea non è cambiata molto nel corso delle settimane. A differenza di altri virologi, attacca Tarro, citando in particolare Roberto Burioni, che affermavano “che il rischio di contrarre il virus fosse zero perché in Italia non circolava, quando invece era già in giro da tempo”.
Per Tarro il coronavirus “potrebbe sparire completamente come la prima Sars; ricomparire come la Mers, ma in maniera regionalizzata o diventare stagionale come l’aviaria. Per questo serve una cura più che un vaccino. Il fatto che in Africa non attecchisca mi fa ben sperare in vista dell’estate”. In ogni caso, “né per la prima Sars, né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, si è fatto, invece, ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti”.
Per la sua opinione, quindi, il vaccino potrebbe essere inutile, e per questo bisogna tornare al più presto alla normalità. “Se il virus ha come sembra una variante cinese e una padana, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto”.
La soluzione starebbe nel preparare una terapia antivirale efficace. “Una cura che potrebbe arrivare anche per l’estate. Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati. E confido che potremo andare a fare i bagni. Troppa gente parla del coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze”.
La strategia di contrasto al virus ha infatti messo in crisi il governo italiano e l’intero sistema paese. I politici si sono affidati ai virologi delegando a loro ogni decisione. Tuttavia, questo si sono fortemente divisi al loro interni, facendo peraltro nel tempo affermazioni che venivano prontamente smentite. Nel frattempo, le regioni italiane procedevano in maniera asimetrica e spesso caotica per fronteggiare una grave emergenza che produce ancora nuovi contagiati e numerose vittime. E lo stesso si sta vedendo ora nel momento in cui si prova a decidere come ripartire, e quando.
Il questo contesto si inserisce la voce del virologo Tarro che parla di esagerazione nella considerazione che si ha avuta per questo virus, che “fortunatamente non ha la stessa mortalità della Sars e neppure della Mers che uccideva un malato su tre”, ma che al contrario “non è letale per quasi il 96% degli infetti”.
Le accuse del professore vanno ai tagli della sanità degli ultimi anni, che avrebbero messo in crisi il sistema specialmente in Lombardia, che inoltre “ha perso troppo tempo tra la dichiarazione dello stato d’emergenza del 31 gennaio e l’attivazione di misure ad hoc per fronteggiare l’emergenza”.
E soprattutto alla reazione non adeguata, secondo il professore, del governo italiano. “Francamente non si è capito quale sia stato l’approccio del governo e le misure di contenimento sono state prese in ritardo”, dice.
“Perché quando abbiamo avuto le notizie dalla Cina, i francesi sono intervenuti subito sui posti in terapia intensiva e noi no? Abbiamo preferito bloccare i voli con la Cina: una misura davvero inutile. Per non parlare poi del caos mascherine. La verità è che all’inizio non le avevamo quindi si diceva che dovessero usarle sono medici e pazienti, poi siamo diventati produttori di mascherine e quindi diciamo che servono a tutti”.
Le stesse critiche arrivano anche per la strategia di comunicazione che è stata adottata. “L’allarme è fonte di stress e lo stress, paradossalmente, determina un calo delle difese immunologiche. Lo sanno tutti gli esperti, eppure ogni giorno assistiamo a questi inutili numeri che comunica la Protezione civile”.
Ma i dati che arrivano ogni giorno non sarebbero utili. Il numero dei contagiati è inesatto, i dati reali sono molto più alti, quindi anche la percentuale della mortalità reale sarebbe molto inferiore. Tuttavia, resta alta la confusione e le contraddizioni che ogni giorno si propagano anche all’interno della comunità scientifica. Segno che la pretesa di oggettività che spesso viene rivendicata, in realtà, è molto lontana dall’essere tale.
Giovanni Bernardi
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