Le dimissioni del vescovo DâErcole lasciano sorpresa e amarezza. Tanti casi nella sua diocesi, ma fu lâunico ad alzarsi in piedi contro la chiusura delle chiese.Â
La sua rinuncia evoca quella che da qualche anno, specialmente nel mondo occidentale e riferendosi tanto alla sconvolgente rinuncia di Joseph Ratzinger quanto al ritiro da Roma di Benedetto da Norcia, viene indicata come lâOpzione Benedetto.
Si tratta di una strada cioè in cui i cristiani smettono di andare incontro al mondo per farsi portatori della fede cristiana in una società secolarizzata, atea e senza valori. Al contrario, si fanno portatori del volere di Dio unendosi in preghiera totale a Lui e al suo volere.
San Benedetto da Norcia infatti voltò le spalle a Roma a causa della corruzione dilagante e dellâinvasione barbarica che stava subendo, per fondare il monachesimo occidentale. Partendo dalle colline umbre che allora apparivano dimenticate da Dio. In questo modo il cristianesimo ritrovò la sua identitĂ cristiana e le proprie radici.
DâErcole, 73 anni, è stato a lungo un volto noto al grande pubblico. Per via del fatto che condusse per 24 anni i programmi religiosi in Rai, fino al gennaio 2019. Prima di diventare conduttore televisivo, però, passò otto anni in missione in Costa dâAvorio. Lo stesso luogo in cui tornerĂ ora per il suo ritiro in Monastero. A fine anni ottanta divenne poi vice-direttore della Sala Stampa vaticana.
Nel commentare le sue dimissioni DâErcole ha spiegato che si è trattato di âuna scelta difficile, sofferta ma profondamente libera, ispirata al servizio della Chiesa e non al mio interesse personaleâ.
Ha anche aggiunto, ringraziando Papa Francesco, che questa decisione gli âha dato la possibilitĂ di realizzare una sceltaâ su cui DâErcole meditava âda tanto tempoâ. E che avrebbe âvoluto concretizzareâ al compimento dei 75 anni. Quella cioè di âtornare alle origini del mio sacerdozio, in Africa, tra i piĂš poveri tra i poveri, come direbbe Santa Teresa di Calcuttaâ.
âSe lascio la guida della diocesi a un nuovo pastore che con energie piĂš fresche potrĂ reggere la comunitĂ diocesana, come vescovo emerito continuerò ad accompagnarla in modo diverso e non meno significativoâ, ha spiegato il prelato.
La decisione sarebbe quindi maturata in accordo con i superiori della Congregazione religiosa a cui il vescovo appartiene. Quella della Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione. Da qui, il ritiro âper un certo periodo in un monastero in Africa, dove ho iniziato il mio sacerdozio, per immergermi in un totale clima di preghiera e di contemplazioneâ.
âNon abbandono quindi la vigna del Signore nella quale continuerò a operare con piĂš interiore partecipazione, offrendo il mio sostegno alle nostre comunitĂ in maniera piĂš profonda e spiritualeâ, ha precisato il religioso. Aggiungendo che il suo rappresenta âun gesto di totale disponibilitĂ al servizio della Chiesa e di papa Francesco perchĂŠ sia sostenuto nella sua essenziale e costitutiva missione di guida e di comunione nella Chiesaâ.
Lâultima uscita di monsignor DâErcole, però, era stata anche molto dura, e riguardava il periodo di lockdown piĂš serrato, quello in cui le chiese sono state chiuse dopo la decisione del governo Conte, che ha trovato piena disponibilitĂ prima nella Cei poi in Papa Francesco. Per alcuni, ci sarebbe un legame tra quella presa di posizione netta e la notizia delle sue dimissioni.
âDobbiamo guardare le cose con oggettivitĂ : la chiesa non è il luogo dei contagi, non bisogna fare passare questa idea. Comitato scientifico: ma chi ve lâha detto che lâha chiesa è il luogo dei contagi?â, attaccò DâErcole nel video diffuso durante il lockdown. âĂ un arbitrio, è una dittatura questa, di impedire il culto perchĂŠ è uno dei diritti fondamentali e su questo non si possono fare scontiâ.
E infine: âBisogna che il diritto al culto ce lo date, se no ce lo prendiamoâ. Le sue parole arrivavano nel momento in cui Papa Francesco, al contrario, invitava a pregare il Signore âperchĂŠ sia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dellâobbedienza alle disposizioni perchĂŠ la pandemia non torniâ.
Tuttavia, i giornali locali ripercorrono anche le difficoltĂ avute da monsignor DâErcole durante gli anni di gestione della sua diocesi, tra unâinchiesta sugli appalti della ricostruzione a LâAquila e unâintercettazione telefonica da cui era emersa una raccomandazione per lâex braccio destro del sindaco di Roma Raffaele Marra. Tutte inchieste da cui il vescovo ne uscĂŹ limpido e senza alcun problema.
La prima vera grana del vescovo, subito dopo avere assunto la guida della diocesi marchigiana, era stata quella del santone di Force, Christian Del Vecchio. Un presunto veggente, iniziatore di una setta chiamata associazione Amarlis, e che sosteneva di avere ricevuto apparizioni dalla Madonna dopo avere assistito alla trasudazione di unâicona.
Lâuomo voleva realizzare un santuario con le donazioni di coloro che lo seguivano nel suo âpercorsoâ, a cui convinceva di poterli fare guarire dal cancro. La diocesi lo ha alla fine assolto con un comunicato di ânulla ostaâ in quanto a giudizio del vescovo non erano emersi âatti o fatti contrari alla disciplina delle religione cattolica, e/o violazioni di precetti morali, civili e penaliâ. Tuttavia, pare non fosse dello stesso avviso la Santa sede.
Una seconda vicenda molto spinosa era invece la denuncia arrivata a carico di padre Alberto Bastoni, vice-parroco della cattedrale che era tuttavia finito al centro di un inchiesta della procura anconetana per detenzione di materiale pedopornografico. Durante la perquisizione, però, il sacerdote consegnò ai carabinieri dei quantitativi di droga che teneva in casa. Quattro grammi di cocaina erano addirittura nascosti allâinterno di un ostensorio.
Insomma, molte questioni che possono, forse, avere influito sulla decisione di monsignor DâErcole. Alcuni giornali parlano di forti pressioni su monsignor DâErcole, partite non da un posto qualunque ma da Santa Marta. Monsignor DâErcole, per evitare un inasprimento delle posizioni allâinterno della Chiesa, avrebbe cosĂŹ spontaneamente e liberamente deciso di farsi da parte.
Un simbolo dello spirito con cui ha preso questa decisione, si evince dalle parole scritte nella sua lettera di commiato, riprese da quelle che pronunciò Benedetto XVI il giorno della sua rinuncia. âAmare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessiâ.
Giovanni Bernardi
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