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Fase 3, Reddito di emergenza: il rischio che non arrivi a chi ne ha bisogno

La crisi economica, dopo quella sanitaria, incalza. E il reddito di emergenza, così come è stato concepito, rischia di non arrivare a chi ha bisogno. Lasciando per strada troppe persone in difficoltà.

photo web source: agensir.it

L’allarme è stato lanciato dal Forum disuguaglianze e diversità (ForumDD), dall’Alleanza italiana per lo Sviluppo sostenibile (Asvis) e da Cristiano Gori, docente di politica sociale nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento.

La denuncia: la procedura è troppo complessa

Le procedure troppo complesse per ottenere il Reddito di emergenza, insieme all’assenza di una campagna di informazione e la mancanza di strategie per regolarizzare il sommerso, rischiano infatti di rendere questa misura pressoché inutile, spiegano i promotori dell’appello.

Si tratta, in sintesi, dei principali limiti di una misura di sostegno inizialmente pensata per le fasce più deboli della popolazione. Ma che purtroppo rischia di non arrivare a queste stesse fasce sofferenti. Tra cui ci sono molte persone che invece ne avrebbero tutto il diritto. Messi sul lastrico da una situazione improvvisa ed emergenziale di cui non ne hanno assolutamente alcuna colpa.

La richiesta dell’Isee spingerà molti a non fare domanda

Per questo, al momento sono state messe allo studio le principali differenze tra la misura proposta dal governo italiano alla fine del mese di marzo, rispetto a quanto invece inserito alla fine nel Decreto Rilancio, presentato nelle scorse settimane.

Tra i particolari più critici, c’è certamente la richiesta di inserire obbligatoriamente la comunicazione dell’Isee per poter presentare la domanda. Questa caratteristica resa necessaria dal governo, infatti, rischia di “scoraggiare le persone che oggi sono fuori dalla rete del welfare pubblico e rendere la misura meno accessibile per i lavoratori del sommerso”.

La sovrapposizione con il Reddito di cittadinanza

Nella maggior parte dei casi, infatti, non sono stati previsti alcun tipo di “aggancio” con la prospettiva di regolarizzazione invece prevista, ad esempio, per i lavoratori del settore agricolo, anche se solo all’interno di un arco temporale di quindici giorni in cui presentare la richiesta.

Oltre a questo, c’è anche il tema della frammentazione delle misure prese, o ad esempio la compresenza del Reddito di cittadinanza e del Reddito di emergenza. Un particolare che, “senza un’adeguata campagna informativa mirata, renderà difficile per molti sapere se si rientra o meno tra gli aventi diritto al Rem”.

photo web source: vistanet.it

Il rischio di non arrivare a tanti che ne hanno bisogno

Per questa ragione, Forum e Asvis spiegano che con molta probabilità il raggiungimento ottimale della platea dei beneficiari del reddito, e in particolare di chi vive una situazione di forte emergenza, dipenderà complessivamente dal lavoro di accompagnamento sui territori di enti locali, associazioni e altri soggetti del terzo settore.

Starà cioè agli operatori più vicini alle persone che faranno la domanda, a fare la differenza. Un’altra denuncia delle associazioni infatti riguarda la richiesta, rimasta inesaudita, di “uniformare la durata del Rem a quella di altre prestazioni straordinarie di tutela del reddito”.

La necessità di monitorare le condizioni delle famiglie

Il punto è che gli importi del Reddito di emergenza sono praticamente sovrapponibili a quelli del Reddito di cittadinanza. Per questo le due mensilità al momento previste dal Rem, “appaiono limitati a un arco temporale troppo breve”, si spiega.

Saranno cioè inadatte a rispondere alle necessità impellenti dei destinatari. E questo indipendentemente dai correttivi e dai dettagli della misura che risulterà in seguito al monitoraggio della situazione.

photo web source: nonsprecare.it

Così il vero timore paventato dalle associazioni è “di non riuscire a sostenere la parte della popolazione economicamente più fragile“. Un dato che porta a sostenere che nelle prossime settimane “sarà necessario monitorare non solo l’attuazione della misura nei territori. Ma anche le condizioni delle persone e delle famiglie alle quali è rivolta”.

Giovanni Bernardi

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