Come Papa Giovanni Paolo II ha trasformato la nostra storia di fede? Ne troviamo traccia nei tanti scritti che ci ha lasciato.
Il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, ha parlato al cuore di tutti: dei bambini, come degli anziani; della gente comune, come dei potenti della Terra, fino a raggiungere i posti più remoti e dimenticati del pianeta. Le sue parole, ancora oggi e speriamo per i secoli a venire, fanno eco, rimbalzando tra i popoli di ogni razza, per illuminare i pensieri ancora bui della nostra storia umana.
Nel 1978, si trovò a portare avanti il “testamento spirituale” del suo predecessore. Papa Giovanni Paolo I aveva operato per soli 33 giorni, prima di morire improvvisamente. Aveva avuto solo il tempo di lasciare qualche appunto in cui si leggeva che il mercoledì sarebbe stato dedicato ai principi fondamentali della vita cristiana, alle tre virtù teologali (di cui aveva già parlato lui stesso) e alle quattro virtù cardinali. Giovanni Paolo II portò avanti questi argomenti, nelle sue prime udienze. Ecco uno stralcio della sua catechesi sulla temperanza.
“L’uomo temperante è colui che è padrone di se stesso. Colui nel quale le passioni non prendono il sopravvento sulla ragione, sulla volontà, e anche sul “cuore”. L’uomo che sa dominare se stesso! Se è così, ci rendiamo facilmente conto di quale valore fondamentale e radicale abbia la virtù della temperanza.
Essa è addirittura indispensabile, perché l’uomo “sia” pienamente uomo. Basta guardare qualcuno che, trascinato dalle sue passioni, ne diventa “vittima”, rinunciando da se stesso all’uso della ragione (come, ad esempio, un alcolizzato, un drogato) e constatiamo con chiarezza che “essere uomo” significa rispettare la propria dignità, e perciò, fra l’altro, farsi guidare dalla virtù della temperanza“.
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Antonella Sanicanti
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