La fede cristiana non è un cammino solitario, ma un percorso che si compie in comunione con Dio e con le altre persone. Questa comunione implica una profonda trasformazione dell’individuo, il quale trova la propria identità non nel rinchiudersi nel proprio “io”, ma nel lasciarsi trascinare nella relazione personale con Dio. La riflessione di Ratzinger ci aiuta a comprendere meglio questa tematica.
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In linea con la tradizione cristiana, Papa Benedetto XVI, durante un Sinodo Romano tenutosi nel 1993, ha sottolineato il carattere relazionale e comunitario della fede, facendo riferimento alla figura di San Paolo, fondamentale per la comprensione di questa tematica. Rifacendosi all’Apostolo delle genti e, nello specifico all’Epistola ai Galati, Joseph Ratzinger ci fa capire come il cuore della conversione dell’Apostolo si concentra sulla sua esperienza della conversione, con la famosa frase “Io vivo, ma non più io”. Questa frase viene usata da Paolo per descrivere la sua nuova identità rinnovata in Cristo Gesù, esprimendo, al tempo stesso il suo concetto di fede: solo morendo il proprio “io” egoistico, si può veramente vivere. Secondo il pensiero dall’allora Cardinale, divenuto poi Pontefice della Chiesa, la fede implica una radicale trasformazione che porta a far scomparire il semplice “io”.
La fede come atto comunitario
Bisogna però fare attenzione alla lettura che si dà alle parole di San Paolo. Per Benedetto XVI, infatti, la conversione descritta dal Santo Apostolo non è una rinuncia all’essere umano, ma un modo per scoprire al meglio la propria autentica identità.La fede, dunque, ci spiega Ratzinger, non è un ritorno all’individualismo, ma è un’apertura verso l’altro. Si tratta quindi di un incontro che concretamente si realizza nella comunità cristiana tutta, che poi rappresenta il corpo di Cristo. La fede può essere vista anche come un processo di liberazione. Questo è un tema molto importante che il futuro Pontefice, in occasione del Sinodo, ha voluto centrare. Per Benedetto XVI, infatti, la Comunione con Dio rappresenta il fulcro attraverso il quale l’individuo può in qualche modo diventare sé stesso.
Le parole di Benedetto XVI
Questo è, a tutti gli effetti, un ingresso nel mistero di Dio, che si vive non solo come esperienza personale ma come cammino comunitario all’interno della Madre Chiesa. Le parole di Benedetto XVI ci insegnano che: “Nessuno può credere da solo, così come nessuno può vivere da solo. Nessuno si è dato la fede da se stesso, così come nessuno da se stesso si è dato l’esistenza (166). San Paolo ha espresso questo carattere radicale della fede nella descrizione della sua esperienza di conversione e di battesimo con la formula: io vivo, ma non più io” (fonte: Sinodo Romano del 18 gennaio 1993, Joseph Ratzinger).
Comunità, non individui
Sappiamo bene come Benedetto XVI, nel corso del suo Pontificato, abbia più volte ribadito come la Chiesa non sia una semplice raccolta di individui. La Chiesa, piuttosto, è una comunità che esiste per ricordare il dono della fede che ci è stato fatto, per vivere in comunione e per essere testimoni del Vangelo, vera guida per la salvezza dell’anima. Il pensiero dell’allora Cardinale ci invita a pensare e a riflettere profondamente. La fede non va vissuta come una ricerca personale o come un atto che riguarda l’individuo. La fede va pensata e vissuta come un atto di comunione con l’altro e con Dio. In questo modo, la fede può aprirci alla verità di Dio.
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