L’esempio fulgente di adeguata genitorialità che emerge dalla testimonianza di Gloria è quello della sua mamma. Gloria la incontrò nella parte alta del purgatorio, quasi pronta per il paradiso, luminosa e splendente perché rivestita dell’Agnello, cioè di tutte le Eucarestie santamente ricevute nella sua vita. «Mia madre sulla terra – racconta Gloria – fu sì una donna priva di studî ed umile, ma era principalmente una donna eucaristica; adoratrice del Santissimo Sacramento e follemente innamorata del Signore, a tal punto da amare per lui anche i suoi nemici. Il primo di questi era suo marito, ubriacone, donnaiolo e maschilista. La mia mamma visse senza ribellione, ma con gioia, la fatica di allevare sette figlî che preferirono seguire le orme del padre divenendo alcolizzati, fumatori, festaioli e donnaioli. Io ero solita dirle: “Mamma sei un’oca giuliva (usted no es mansa sino mensa). Come puoi sentirti felice con la vita che ti ritrovi?”. Non comprendevo che mia madre possedesse il tesoro piú prezioso che si possa scoprire qui in terra: l’amore di Cristo nel cuore. Senza mai venire meno ai suoi doveri di moglie e di madre riusciva a partecipare quotidianamente alla Messa e aveva l’anima colma di pace e di amore»[9]. Guardando nel Libro della vita Gloria poté comprendere cosa volesse dire essere una mamma vedendo la sua mamma e così continua il suo racconto: «Vidi poi la mia mamma intenta ad insegnarmi a pregare e ad amare, assolvendo cosí ad uno dei suoi compiti primarî che condivideva con mio papà: vigilare sulla mia anima, strutturando cristianamente la mia coscienza. Una mamma sempre presente, orante e pronta alla cura dei suoi figlî è un soldato di Cristo! Grazie a lei la mia anima si riempí (nella fanciullezza) dell’amore del Signore e potei vivere dando al mio prossimo l’amore che traboccava dal mio cuore. E allora, pur essendo povera inconsapevolmente – non me ne accorgevo perché ero felice e non sentivo la mancanza di nulla –, mi preoccupavo dei bisogno altrui e mi dolevo per i poveri. Questo è essere pieni di Dio»[10]. «Vuoi rimanere – mi diceva – nel cuore di Dio tutti i giorni? Vuoi avere notti placide, prive d’incubi, senza angustie e turbamenti? Chiedi, allora, a Dio la grazia di vivere i dieci comandamenti». Mi diceva inoltre: «Figlia mia, tutta la ricchezza della terra non è sufficiente per acquistare la felicità. È un’altra la moneta di cui si ha bisogno per tale acquisto: amare Dio e i fratelli. Io li amo, per questo sono felice. Non ho quindi bisogno della ricchezza economica per acquistarmi la felicità che già possiedo. Chi incontra Dio è capace di amare fino a immolare la propria vita per i fratelli»[11]
Nella vita terrena Gloria si allontanò dai giusti insegnamenti della sua mamma, non comprendendo il valore di essi e della sua persona. Solo per mezzo della sua esperienza di premorte comprese che sua mamma era un autentico esempio di genitorialità divinamente adeguata e ora aiuta noi a comprendere quale delicato compito abbiano i genitori: preparare i loro figli ad essere non solo cittadini del mondo consapevoli delle leggi del mondo, ma prima di tutto cittadini del cielo consapevoli delle leggi di amore del cielo. Madre e padre si è quando ci si cura soprattutto di ciò che non muore più, ossia dello spirito, non soltanto di quello che muore, ossia della materia. Chi amerà lo spirito, amerà anche il corpo, perché possederà un amore giusto e perciò sarà giusto. A chi desidera assolvere con adeguatezza a questo compito essenziale, inseguendo il vero successo di un genitore, Dio non farà mai mancare le grazie necessarie. Sono «inimmaginabili le grazie che si riversano sui figlî per merito di una mamma (e di un papà, ndc) che sa mettersi alla presenza di Dio, in adorazione del Santissimo Sacramento»[13].
[1] Flaviano Patrizi, Sono stata alle porte del Cielo e dell’Inferno. Nuova testimonianza della dott.sa Gloria Polo, Himmel associazione, 2011, p. 21.
[2] Ivi, p. 17.
[3] Ivi, p. 56.
[4] Ivi, p. 43.
[5] Cfr. Ivi, p. 52.
[6] Cfr. Ivi, pp. 43-44.
[7] Ibidem.
[8] Ibidem.
[9] Ivi, p. 12.
[10] Ivi, p. 20.
[11] Ivi, p. 16.
[12] Ivi, p. 39.
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