Cosa ci dice, oggi, Papa Francesco? Il consiglio del Santo Padre di oggi viene ad illuminare le vite di ognuno di noi. Ascoltiamolo.
La meditazione di Papa Francesco ci invita ad ascoltare Dio ed il suo parlarci: un linguaggio a noi vicino, semplice e ricco di perdono.
Papa Francesco, oggi, ci invita a porgere l’orecchio all’ascolto della voce di Dio: lui ha un linguaggio semplice, ricco di perdono e compassionevole: “La compassione è il linguaggio di Dio. Come possono gli uomini girare lo sguardo da un’altra parte, restando indifferenti davanti a chi è povero, solo, fragile? È proprio una questione di giustizia”.
“I Vangeli ci raccontano di quante volte Gesù fu preso dalla compassione per il suo popolo. La compassione ti fa vedere le realtà come sono; la compassione è come la lente del cuore: ci fa capire davvero le dimensioni. La compassione è anche il linguaggio di Dio. Nella Bibbia, è stato Dio a dire a Mosè: “ho visto il dolore del mio popolo”; è la compassione di Dio che invia Mosè a salvare il popolo. Perché il nostro Dio è un Dio di compassione, e la compassione è, possiamo dire, la debolezza di Dio ma anche la sua forza. Quello che di meglio dà a noi: perché è stata la compassione a muoverlo a inviare il Figlio a noi. È un linguaggio di Dio, la compassione”.
Papa Francesco, anche dalla sua personale esperienza, ci fa capire come la Parola ed il linguaggio di Dio possono colpire il cuore: “C’è una parola che a me ha toccato, quando ho pregato con il Vangelo, dove Gesù restituisce il figlio morto a sua madre. Gesù dice alla mamma: “Non piangere”, una carezza di compassione; si avvicinò e toccò la bara. Si fermarono i portatori. E poi disse al ragazzo: “Dico a te: alzati!”. Il morto si mise seduto e incominciò a parlare. E come finisce? “Ed Egli lo restituì a sua madre”. Lo restituì: un atto di giustizia. Questa parola si usa in giustizia: restituire. La compassione ci porta sulla via della vera giustizia. Sempre bisogna restituire a coloro che hanno un certo diritto, e questo ci salva sempre dall’egoismo, dall’indifferenza, dalla chiusura di noi stessi”.
Dio usa, per noi e con noi, un linguaggio semplice: quello della compassione. Ascoltiamolo ogni giorno e non resteremo delusi.
Dall’omelia in Santa Marta – 17/9/2019
ROSALIA GIGLIANO
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