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Perché il Paradiso viene rappresentato come la città luminosa del cielo

La tradizione classica occidentale vuole che il Paradiso sia rappresentato come una città luminosa edificata sulle nuvole. Il perché di questa rappresentazione probabilmente deriva dalla contrapposizione tra luce e ombra, laddove per luce si intende purezza e bontà mentre per ombra, oscurità, si intende invece peccato e malvagità. Un grosso contributo all’immaginario collettivo è sicuramente dato dalle rappresentazioni riguardanti le divinità elleniche: sappiamo infatti che gli dei greci vivevano sul monte olimpo e che le loro dimore erano nascoste da un banco di nubi.

A questa tradizione ha attinto a piene mani la cultura romana, l’antica civiltà, infatti, ha fatto proprie le credenze elleniche cambiando semplicemente il nome delle divinità. Nell’antica Roma c’era una sorta di idolatria riguardo alla cultura ed ai costumi della Magna Grecia, tanto da portare gli artisti più illustri ad effettuare un’imitazione delle loro opere artistiche: esempio ne è l’Eneide di Virgilio. Proprio a Virgilio ed alla tradizione ellenica si rifà anche Dante Alighieri ne ‘La Divina Commedia’: l’inferno è una rivisitazione dell’Ade ed il paradiso quella dei Campi Elisi (città del cielo in cui vivevano i greci meritevoli dopo la morte).

Da questo breve excursus si comprende come la raffigurazione artistica del paradiso derivi dalla cultura antica, ma a dire il vero l’appropriazione di una simile immagine è ascrivibile anche ad alcuni rimandi che si trovano nelle Sacre Scritture. Il profeta Daniele ad esempio fa riferimento ad un luogo celeste tra le nubi: “Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui”. Lo stesso Gesù, facendo riferimento a quel passo, disse al Sommo Sacerdote: “D’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo”.

Insomma per l’essere umano il cielo è sempre sembrato il luogo simbolico ideale in cui raffigurare l’adilà. Ma il Paradiso in realtà è qualcosa che sfugge all’umana comprensione e non può essere rappresentato in alcuna maniera. Di questo era convinto anche Giovanni Paolo II che in un udienza disse: “Nel quadro della Rivelazione sappiamo che il ‘cielo’ o la ‘beatitudine’ nella quale ci troveremo non è un’astrazione, neppure un luogo fisico tra le nubi, ma un rapporto vivo e personale con la Trinità Santa. È l’incontro con il Padre che si realizza in Cristo Risorto grazie alla comunione dello Spirito Santo”.

Luca Scapatello

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Luca Scapatello

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