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Polonia contro l’Europa: si scatena un vero putiferio

La decisione senza precedenti della Polonia, scatena la reazione in seno agli organi dell’Unione europea che disapprovano la posizione presa che invece a parer di molti è di assoluto buon senso.

Inoltre il caso avviene a breve distanza dal blocco, della diffusione dell’educazione gender nelle scuole polacche.

Il premier polacco Duda – photo web source

Giovedì la Corte Costituzionale polacca ha stabilito qualcosa di assolutamente inedito che è destinato a segnare un precedente importante e che farà discutere molto, aprendo un dibattito sul futuro europeo.

La sentenza al centro delle polemiche europee

La Polonia, infatti, non riconoscerà più la supremazia delle leggi europee. La Corte Costituzionale polacca ha stabilito che ogni sentenza o atto normativo dell’Unione Europea deve essere conforme alla legge polacca, per essere applicato in Polonia.

Una sentenza che per molti è di assoluto buon senso, mentre per altri sembrerebbe un affronto alle istituzioni comunitarie. La svolta è arrivata in seguito a un quesito del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, e da questo momento in poi il Paese metterà al primo posto, rispetto alle leggi europee, quelle polacche.

La decisione per molti assolutamente inedita segna uno spartiacque

Si tratta dell’ultimo passaggio di una contesa giudiziaria che prosegue da alcuni anni fra l’Unione Europea e la Polonia, che ha avuto ad esempio uno dei suoi momenti apicali con il tentativo europeo di imporre le lezioni gender ai bambini nelle scuole polacche. A cui invece le istituzioni nazionali, specialmente dopo la vittoria nel 2017 del partito di destra, Diritto e Giustizia, alleato in Italia con Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, si sono fermamente opposte.

Dopo una prima decisione simile presa nel luglio scorso, su una sentenza specifica, ora la posizione della Corte Costituzionale polacca riguarda l’intero Trattato sull’Unione Europea, divenuto incompatibile con la legge polacca.

Come si è arrivati a questo punto e cosa si dice in Italia

Una vera e propria rivoluzione dal punto di vista legale, vista come il “passaggio più vicino a un’uscita giudiziaria dall’Unione Europea mai compiuto da un tribunale nazionale”, secondo gli esperti di diritto europeo. I tentativi da parte dell’Unione europea di risolvere la contesa in maniera diplomatica sono tutti naufragati.

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Così nel 2017 la Commissione Europea ha bloccato i fondi del cosiddetto Recovery Fund alla Polonia. Un casus belli che ha portato a una risposta polacca altrettanto radicale. La sentenza dei giudici della Corte Costituzionale polacca è stata ampiamente difesa dal governo polacco, che si è detto del tutto d’accordo.

L’Europa è un grande sogno ma non può esserlo contro i popoli

Come lo è anche la leader italiana di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “Fratelli d’Italia la pensa come le Corti costituzionali tedesca, polacca e altre: la Costituzione voluta, votata e difesa dal popolo italiano viene prima delle norme decise a Bruxelles. Perché si può stare in Europa anche a testa alta, non solo in ginocchio come vorrebbe la sinistra“, ha affermato Meloni.

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Insomma, quello che per molti dovrebbe essere ovvio, che cioè le norme sovranazionali devono essere conformi a quelle nazionali, e non viceversa, ha molti è sembrato qualcosa di ingiusto, tanto da gridare allo scandalo. Nella Costituzione italiana c’è infatti scritto che la sovranità appartiene al popolo italiano. Ma per molti non è un caso che tutto ciò avvenga in seguito al veto di Polonia e Ungheria sulle lezioni gender nelle scuole europee.

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L’Europa è infatti un grande sogno, ma va realizzato partendo dai popoli, e non contro i popoli, nutrendo e non recidendo le comuni radici. La piccola e coraggiosa Polonia, forte di una storia di dolore e sofferenza caratterizzata dalla violenza dei regimi comunisti che l’hanno segnata in gran parte del novecento, ancora una volta si mette in prima linea per salvare l’Europa. Preghiamo quindi per la Polonia e per la libertà dei popoli europei.

Giovanni Bernardi

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Giovanni Bernardi

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