Le fu dedicato un santuario principesco ma che andò purtroppo in rovina. Un giorno un cacciatore lo riscoprì inaspettatamente.
La devozione alla Madonna di Bonacatu (Bonacardo), diffusa in Sardegna, prende il nome da “buon incontro”, da cui deriva a sua volta il nome della città di Bonarcado.
La nomenclatura risalirebbe all’originaria intitolazione della chiesa alla Madonna Panákhrantos (Immacolata). Nel 1110, come attestato dai documenti in uso in Sardegna in quell’epoca, il santuario dedicato alla Madonna di Bonacatu fu ceduto ai monaci camaldolesi di San Zeno, dove fondarono un monastero e una nuova chiesa, più grande dell’antico santuario.
Si tramanda che la sede mariana di Bonarcado era la favorita dei principi quando dovevano essere discussi i problemi della pace, per cui si può dire che la Madonna di Bonacattu si può associare al titolo di Madonna della Pace, della Concordia.
Il Santuario di Bonacattu ed il suo monastero del quale non resta traccia alcuna, era con ogni probabilità inizialmente grande e fastoso, dato che poteva ospitare principi e principesse con i loro cortei di dame, dignitari e uomini d’arme.
I monaci camaldolesi fecero il più bel dono a Bonarcado portando da Pisa, ed intronizzando nel santuario una dolcissima ceramica raffigurante la Madonna col Bambino, della scuola di Donatello.
La Madonna, da questa umile sede, ha elargito moltissime grazia in tutta la Sardegna, grazie così straordinarie che il paese di Bonarcado, presso molti centri dell’isola, è conosciuto col nome di “Su Meraculu”, cioè “il miracolo”.
Il titolo di “Bonacatu” è tipicamente sardo, anche se di radice latina, per cui si interpreta “Madonna della Buona Accoglienza” o della “Buona Ospitalità”, tanto che anche tutt’ora a chi è stato ospite presso qualcuno si usa un’espressione simile per chiedere: “Ti hanno ospitato bene?”.
Si narra tra l’altro che il santuario, dopo un lungo abbandono, venne ritrovato da un cacciatore di Cuglieri o di Abbasanta. Anche per questo la Madonna di Bonacardo viene definita Colei che si fa trovare e mostra il suo viso, offre ospitalità a chi è stanco.
La Santa Sede, non solo in tempi andati, ma anche recentemente, ha guardato con interesse al Santuario di Nostra Signora di Bonacatu e ha concesso nel 1821 con Pio VII, l’altare privilegiato in perpetuo e l’indulgenza plenaria ai pellegrini.
O Vergine Santissima di Bonacatu, che prodigiosamente
avete fatto ritrovare la vostra sacra immagine,
dateci la grazia di poter avere anche noi la bella sorte d’incontrarvi
sulla soglia della beata eternità,
nel punto estremo della nostra morte.
Noi vi invochiamo fidenti nella vostra protezione
sperimentata efficace nel corso di tanti secoli,
dacché siete venuta nel Santuario a voi sì caro di Bonacardo,
e vi preghiamo che ci otteniate
di vivere sempre uniti al nostro Gesù e a voi.
Amen.
A quanti reciteranno devotamente la presente preghiera è concessa per una volta al giorno l’indulgenza di cento giorni.
Oristano, 23 giugno 1908
Salvatore, Arcivescovo
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