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Opinioni e Approfondimenti

Coronavirus, sanificazioni nelle chiese. A rischio migliaia di opere d’arte

In questi giorni sono iniziate le attività di sanificazione delle chiese in vista della riapertura del culto al popolo, dopo la chiusura per il coronavirus.

Questi interventi, però, pare che secondo alcuni esperti potrebbero celare importanti rischi. Quelli cioè di rovinare le numerose e meravigliose opere d’arte contenute all’interno. Una cornice contenente una delle tante opere d’arte presenti nelle chiese del nostro paese non ha nulla a che vedere con una poltrona di uno studio o con un tavolo di un ristorante.

Il rischio per l’immenso patrimonio artistico

Il nostro immenso patrimonio artistico presenta molteplici differenze, legate a materiali utilizzati per le opere, stato di conservazione, datazione e tanti altri fattori. Mentre invece le attività di sanificazione che in questi giorni stanno procedendo massicciamente un po’ ovunque non prevedono distinzioni, ma riguardano anche le chiese o i musei.

Per questo è fortemente necessario che non ci si affidi all’improvvisazione. Ovvero non si possono chiamare in causa “ditte inesperte”, ha spiegato al Corriere della Sera la vicepresidente di Restauratori Senza Frontiere Alessandra Morelli. L’associazione in questione, infatti, esegue lavori in qualità di unità di crisi, anche ad esempio nell’ambito di calamità naturali.

La mobilitazione dei restauratori

Così di fronte al momento che stiamo vivendo ha inviato una lettera al al Ministero per i beni e le attività culturali, in cui spiega per filo e per segno perché bisogna stare molto attenti di quello a cui si va incontro.

“I prodotti utilizzati devono tenere conto non solo della delicatezza di alcune superfici, ma anche dei vapori che possono sprigionare in ambienti chiusi e andare a danneggiare un dipinto, una scultura o un prezioso arazzo”, ha spiegato la Morelli.

Le linee guida del ministero

Il ministero per ora ha stabilito linee guida che paiono essere stringenti. Con l’ausilio dell’Istituto Centrale per la Conservazione e il Restauro, I’Istituto Centrale per la Patologia del Libro e l’Opificio delle Pietre Dure. Tuttavia ora bisognerà verificare se queste verranno adottate e come.

Le sostanze che rilasciano i prodotti per la sanificazione, come ad esempio ammoniaca o cloro, possono infatti raggiungere con grande facilità i manufatti conservati nei vari contesti. Per questo l’Iccr ha affermato che in determinati ambienti questi prodotti non vanno proprio spruzzati. Al fine di evitare danni che potrebbero essere catastrofici.

Come si controlleranno i lavori?

Ci si chiede però, come per molti altri fattori di questo periodo di emergenza da coronavirus, chi sarà incaricato di controllare e fare rispettare queste regole stringenti. A Roma sono più di 330 le parrocchie che in queste ore sono in corso di sanificazione.

Visto inoltre che, nei prossimi mesi, la convivenza con il virus diventerà parte del nostro stile di vita, come verranno effettuate le operazioni di ordinaria pulizia e disinfezione? Insomma, il pericolo per le tante opere d’arte di inestimabile valore presenti nelle nostre chiese e nei musei, è alto.

Il rischio di inesperienza

Considerato anche che in questo periodo le imprese di pulizia hanno cominciato a moltiplicarsi, una dietro l’altra. Quando non ci si è rivolti direttamente all’esercito. E non sempre è chiara quale sia l’esperienza dei dipendenti che avranno a che fare con opere anche molto prestigiose e delicate, disponendo di libero accesso nei luoghi in cui queste sono conservate.

“Sarebbe importante che anche nelle operazioni di semplice pulizia o disinfezione fossero presenti degli specialisti capaci di monitorare sia il corretto utilizzo dei prodotti sia la scelta dei prodotti stessi”, spiega la Morelli.

Giovanni Bernardi

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