Si chiamava Kateri (Caterina) Tekakwitha (1656-1680, Usa) la prima donna pellerossa diventata Santa.
L’epidemia di vaiolo del 1660 le aveva lasciato il volto sfigurato e gravi problemi di vista.
Già il suo cognome (quello che noi indichiamo come tale) basta a spiegare la storia della sua breve esistenza.
“Tekakwitha” significa, infatti, “colei che mette le cose in ordine” ed è ciò che fece, dal momento in cui fu affidata allo zio, dopo la prematura morte dei suoi genitori.
Lei, che aveva avuto una madre cristiana, una volta divenuta adulta, si avvicinò ai Missionari cattolici provenienti dal Canada e, così, decise di approfondire la sua fede e di farsi battezzare.
Era il giorno di Pasqua del 1676 e le fu dato il nome di Caterina.
La giovane donna, così facendo, si espose alla furia dello zio e di tutta la sua parentela.
Questi non mancarono di umiliarla e di trattarla in malo modo, perché non comprendevano la sua scelta di vita e nemmeno perché si rifiutasse di prendere il marito, che loro le avrebbero scelto.
Le angherie divennero quotidiane, tanto che Caterina dovette lasciare la sua casa, la sua terra. Con l’aiuto di altri cristiani, riuscì a rifugiarsi presso la Missione di San Francesco Saverio, vicino Montreal (Canada).
Qui arrivò a fare anche la Comunione, a cui seguì voto di perenne castità.
La sua vita era una continua preghiera, alternata a momenti di meditazione. Recitava il Santo Rosario e partecipava costantemente alle funzioni alla cappella del luogo.
Aveva solo 24 anni, quando morì, e quello fu il momento in cui le ferite che aveva sul volto scomparvero. La sua fama di Santa si sparse e molti incominciarono a far visita alle sue spoglie, anche in seguito a numerose guarigioni, avvenute per sua intercessione.
Kateri (Caterina) Tekakwitha è divenuta Santa per volere di Papa Benedetto XVI (il 22 Giugno del 1980 era stata Beatificata dal Santo Padre Giovanni Paolo II). La sua memoria si celebra il 17 Aprile.
Antonella Sanicanti
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