E mentre “restiamo a casa”, anche per il Triduo che ci prepara alla Santa Pasqua, cogliamo l’occasione per raccontare ai nostri bambini (e non solo) delle “storie” genuine.
Quella che scegliamo per voi, in molti l’avranno già sentita a scuola -e ameranno rammentarsene- altri, per la prima volta, ne scopriranno la delicatezza e la forza.
C’era una volta un pettirosso e, nonostante il nome, aveva le piume tutte grigie, forse qualcuna marrone o bianca. Da quanto poteva ricordare e da quello che gli avevano sempre detto tutti, la sua specie era chiamata così da sempre. Il pettirosso avrebbe tanto voluto sapere l’origine di quel nome e spesso lo chiedeva a Dio. Lui gli rispondeva semplicemente: “Un giorno capirai il perché. E, adesso, prendi il volo, insieme alle altre creature del cielo”.
Un giorno, il pettirosso capitò a volare sul Golgota e vide, in lontananza, tre croci, a cui erano inchiodati degli uomini. “Povere creature -disse l’uccellino- chissà com’è atroce la loro sofferenza”!
Il pettirosso volle avvicinarsi alle croci, per vedere meglio cosa stesse accadendo. Così, si accorse che l’uomo in mezzo tra gli altri due aveva una corona di spine sulla testa. E quelle spine dovevano fargli molto male, perché si erano conficcate nel capo e lo facevano sanguinare vistosamente. Il pettirosso si avvicinò ancora di più, voleva aiutare quell’uomo, alleviare il suo dolore. Senza pesarci due vole, volò, allora, sopra le teste dei soldati che sorvegliavano il posto e su tutta la gente incurante dell’accaduto.
Poi, col suo becco, cominciò a sfilare le spine dal capo di quell’uomo, una dopo l’altra. Il sangue che continuava a colare gli macchiò il petto! E, nonostante fosse, poi, corso a lavarsi al fiume, quel sangue non andava via. Era rimasto a ricordare il suo coraggio, la sua sensibilità e, da allora, il suo nome ebbe senso!
L’uomo che aveva aiutato si chiamava Gesù, ma il pettirosso non lo sapeva e non sapeva che aveva sollevato Dio dai terribili tormenti della crocifissione.
Antonella Sanicanti
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