Grande fu il legame tra Santa Scolastica e il suo gemello Benedetto. A loro sono attribuiti molti eventi miracolosi anche legati alla loro morte
Santa Scolastica visse un’esistenza legata principalmente legata alla preghiera. Fece, per l’appunto, suo, l’insegnamento del suo fratello gemello, l’iniziatore del monachesimo occidentale, San Benedetto. I due uscivano dai rispettivi Monasteri, quelli in cui, in preghiera, consumavano la loro esistenza, e si recavano in un’abitazione a metà strada (oggi luogo di culto), nei pressi di Montecassino, dove cominciavano a parlare di Dio e degli uomini.
Quelli tra Santa Scolastica e San Benedetto erano incontri che avvenivano con cadenza tutto sommato regolare. Le fonti, tra le quali possiamo affermare che la più importante è San Gregorio Magno, ci dicono che quello del 547 fu il loro ultimo incontro. Al momento di salutarsi, Scolastica chiese al fratello di potersi trattenere fino al mattino seguente, ma Benedetto le ricordò la Regola, che non poteva essere disattesa.
Scolastica, piangendo, si mise in preghiera. Fu allora che scoppiò un temporale, che li costrinse a stare ancora insieme. Qualche giorno dopo, Scolastica morì. Benedetto (che la raggiunse da li a poco) vide la sua anima andare verso il cielo, sotto forma di una colomba bianca.
Sappiamo inoltre che Santa Scolastica fondò il monastero di Piumarola, dove vi era la Regola di San Benedetto. Fu in quell’occasione che diede inizio all’Ordine Benedettino femminile. I due fratelli, che in vita ebbero un legame indissolubile, riposano vicini sotto l’altare maggiore della Basilica di Montecassino: “Come la mente loro sempre era stata unita in Dio, nel medesimo modo i corpi furono congiunti in uno stesso sepolcro”.
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Santa Scolastica, ricordati dell’albero sotto i cui rami si rifugiò la tua vita. Il chiostro benedettino t’invoca non solo come la sorella, ma anche come la figlia del suo augusto Patriarca. Dall’alto dei cieli contempla i resti dell’albero, un tempo sì vigoroso e fecondo, all’ombra dei quale le nazioni dell’Occidente si riposarono per lunghi secoli. In ogni parte la scure distruggitrice dell’empietà si divertì a colpire: rami e le radici. Ovunque sono rovine, che coprono il suolo dell‘Europa intera. Ciò nonostante, sappiamo ch’esso dovrà rivivere e che germoglierà di nuovi rami, perché il Signore ha voluto legare la sorte di questo antico albero agli stessi destini della Chiesa. Prega, affinché riviva in esso la prima linfa, proteggi con materne cure le tenere gemme che produce; difendile dalle tempeste, benedicile e rendile degne della fiducia che in esse ripone la Chiesa (fonte preghiera: preghiere per la famiglia).
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Fabio Amicosante
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