Il martirio di San Fabio è accomunato a un gruppo di suoi compagni, anch’essi martiri e confessori. Le notizie sulla sua vita le ricaviamo dalla Passio Sancti Anthimi, scritta tra il V e il IX Secolo.
Pur essendo ritenuta da qualche studioso abbastanza fantasiosa, la Passio Sancti Anthimi è l’unico documento che ci fa conoscere Sant’Antimo e i suoi allievi, tra cui anche San Massimo levita, San Vittorino e, per l’appunto, San Fabio.
Il Santo visse alla fine del III secolo, quando Faltonio Piniano era proconsole dell’Asia Minore. Il suo consigliere, Cheremone, era particolarmente ostile ai cristiani e aveva giurato di eliminarli.
Fu proprio a causa di tale ostilità che Faltonio Piniano fece arrestare il presbitero Antimo e i suoi discepoli, tra cui San Fabio. Accadde un fatto molto interessante: poco dopo l’arresto, il consigliere Cheremone ebbe un incidente e morì. La cosa spaventò molto Piniano, tanto da provocargli una malattia dalla quale i medici non riuscirono a guarirlo. Sua moglie, Lucina, era già da tempo attratta dalla religione cristiana e chiese aiuto ad Antimo, promettendogli la libertà.
Antimo disse a Lucina che solo una cosa poteva guarire il marito: che si fosse convertito al cristianesimo. Piniano accettò e divenne un attento catecumeno. Guarì dalla malattia con l’aiuto di Dio e successivamente Antimo lo battezzò insieme a tutta la sua famiglia. Dopodiché Piniano dovette tornare a Roma, poiché lo aveva chiamato l’imperatore Diocleziano. Il proconsole portò con se Antimo e i suoi discepoli.
La notizia che il gruppo di cristiani si stava recando a Roma non passò inosservata. Piniano cercò di salvarli da eventuali persecuzioni per cui mandò Antimo in un podere di sua proprietà e Fabio, Massimo e Basso nella città sabina di Curi. San Fabio e i suoi compagni iniziarono ad evangelizzare in Sabina. Antimo operò anche qualche miracolo: scacciò il demonio da un sacerdote pagano, che poi per ringraziarlo incendiò il bosco sacro del dio Silvano.
I pagani si infuriarono per ciò che era successo e denunciarono l’accaduto al proconsole Prisco. Il proconsole comandò l’arresto di Antimo, Fabio e dei compagni. Seguirono interrogatori e torture. Sant’Antimo fu decapitato l’11 maggio del 305. Le guardie consegnarono San Fabio al console, che lo fece torturare. Successivamente il Santo fu condannato alla decapitazione lungo la via Salaria.
La Chiesa festeggia San Fabio l’11 maggio, insieme a Sant’Antimo e a San Basso. Inoltre Fabio è festeggiato anche il 27 maggio a Vienna, dove le monache Carmelitane scalze venerano il suo corpo.
Fabio Amicosante
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