Il Santuario della Madonna della Ghianda nacque dopo il miracolo della guarigione di una pastorella a cui apparve Maria vicino a una grande quercia.
Lo storico Santuario sorge in uno scenario di aperta campagna, ai margini di una estesa zona boschiva e collinare, a Mezzana Superiore, popoloso rione di Somma Lombardo in provincia di Varese. La chiesa odierna, opera dell’architetto Pellegrino Tibaldi, si staglia perciò ancora oggi in mezzo a prati e a campi agricoli.
Il santuario è di fatto maestoso, con grandi decori concentrati sulla facciata divisa in due ordini e ben evidente dal viale alberato antistante. L’ordine inferiore è scandito da grandi lesene con capitelli corinzi, con le otto nicchie contenenti le statue dei santi. Quello superiore, invece, di dimensione ridotta, fa spazio a tre aperture per illuminare la grande navata.
L’edificio è infatti a navata unica e si conclude con un’abside semicircolare. Sul lato destro del santuario si sviluppa sul lato destro una piccola sagrestia e su quello sinistro la grande torre campanaria. Dentro la chiesa si trovano affascinanti esempi di scultura lignea secentesca, posti nelle cappelle laterali, insieme alla Crocifissione di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano.
L’opera più importante e affascinante della Chiesa è la quattrocentesca Vergine tra i rami di quercia, affresco del’insigne maestro Michelino da Besozzo. L’artista tardogotico decorò anche la volta del tempio. All’interno del santuario ci sono poi i numerosi doni votivi esposti nella cappella affrescata da Michelino testimoniano le numerose grazie e i miracoli della Madonna della Ghianda.
Alcune di queste particolarmente clamorose, tanto da fare crescere in maniera esponenziale la venerazione per la Vergine. La devozione alla Madonna della Ghianda è ancora oggi di grande popolarità, e ricorda il miracolo del tredicesimo secolo, in cui una giovane sordomuta ricominciò a parlare e sentire dopo avere visto la Madonna.
Nei secoli il santuario rappresentò un punto di riferimento di grande importanza per i fedeli, come dimostrano ad esempio le visite pastorali di padre Leonetto da Clusone e di Carlo Borromeo, avvenute rispettivamente nel 1566 e del 1570. Per molti anni, inoltre, nell’archivio prepositurale di Mezzana si è custodito un manoscritto di 54 pagine.
Si trattava di un’inchiesta minuziosa, ordinata dallo stesso San Carlo Borromeo, sulle grazie e i miracoli avvenuti per mano della Madonna della Ghianda. Un processo di grande importanza che dimostrò l’amore di Maria per il suo popolo e i miracoli dovuti alla fede insistente dei suoi figli che nei secoli l’hanno invocata in questo splendido santuario, continuando tutt’oggi.
Giovanni Bernardi
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