Stiamo parlando della Transustanziazione, ossia della reale trasformazione del Pane e del Vino dell’altare, in Corpo e Sangue di Cristo, secondo quando disposto da Gesù nell’Ultima Cena con gli Apostoli: “Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo.”. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.”. Un mistero questo che ci distingue da ogni altra religione al mondo, nella consapevolezza che, cibandoci della Comunione Eucaristica, possiamo realmente unirci (metterci in comunione, appunto) con nostro Signore, nella sua carne, nella sua Risurrezione, nella sua vittoria sul male e il buio del mondo. Per questo motivo, in una lettera, firmata dal Cardinale Robert Sarah, della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del Vaticano e inviata a tutti i Vescovi del mondo, si chiariscono le disposizioni in merito al contenuto del Pane e del Vino dell’Eucarestia: “Vigilare sulla qualità del pane e del vino destinati all’Eucaristia e su coloro che li preparano.”. Prima, infatti, questa era prerogativa delle Suore, ora non più, non sempre. “Il pane utilizzato nella celebrazione del santo Sacrificio eucaristico deve essere azzimo, esclusivamente di frumento e preparato di recente, in modo che non ci sia alcun rischio di decomposizione. Ne consegue, dunque, che quello preparato con altra materia, anche se cereale, o quello a cui sia stata mescolata materia diversa dal frumento, in quantità tale da non potersi dire, secondo la comune estimazione, pane di frumento, non costituisce materia valida per la celebrazione del sacrificio e del sacramento eucaristico. E’ un grave abuso introdurre nella confezione del pane dell’Eucaristia altre sostanze, come frutta, zucchero o miele. Va da sé che le ostie devono essere confezionate da persone che non soltanto si distinguano per onestà, ma siano anche esperte nel prepararle e fornite di strumenti adeguati.”. “Le ostie completamente prive di glutine sono materia invalida per l’Eucaristia. Sono materia valida le ostie parzialmente prive di glutine.”. Nel caso di persone gravemente celiache, verrà utilizzato il vino per la Comunione. Anche per esso sono previste precise precauzioni, perché la produzione e la conservazione siano opportune e frutto della vite, non di mescolanze di sostanze chimiche, come spiega l’articolo 924 del Codice di Diritto Canonico. Per gli ex alcoolisti si ricorrerà al mosto. Le norme sono severe e non trascurabili, come si legge bene nella lettera di Sarah, ma non mancano di considerare casi estremi (come quella dei celiaci e degli alcoolisti su citati) e di proporre una soluzione alternativa e plausibile.
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