“Un profeta non è disprezzato, se non nella sua patria”. Nel passo del Vangelo odierno, Marco ci racconta di come proprio gli abitanti del villaggio di Gesù non riuscissero a capacitarsi del suo insegnamento.
Le persone che l’avevano visto crescere non rimanevano affascinate dal nuovo insegnamento o dai prodigi che compieva. Le sue azioni, al contrario, creavano scandalo ed incredulità.
Dopo aver girato a lungo, Gesù torna nella sua patria e di sabato, come aveva fatto anche negli altri villaggi, si mise ad insegnare nella Sinagoga. Molti erano curiosi di sentire le sue parole, ma quando le ascoltarono rimasero interdetti. Si chiedevano da dove avesse preso tali insegnamenti e chi gli desse l’autorità per proferirli. Compreso che quello non era terreno fertile per la sua predicazione, il Messia guarì qualche malato e ricominciò a camminare, continuando la predicazione nei villaggi vicini.
Dal Vangelo secondo Marco (6, 1-6): “In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Ovunque fosse andato Gesù aveva portato il suo messaggio di speranza e accresciuto la fede dei popoli. Persino nelle terre pagane le sue gesta avevano cambiato molti cuori. Eppure quando torna nel suo paese natio, i suoi insegnamenti sono visti con sospetto, così come i suoi prodigi. La predicazione in quel luogo non genera fede, ma ostilità e scandalo. La gente che lo conosceva sin da bambino, avendo ben presente quali fossero le sue origini umane, stentava a credere che la potenza gli derivasse da Dio. Quella mancanza di fede gli impedisce di continuare a predicare e persino di compiere prodigi.
Il passo dunque ci mostra come l’assenza di fede sia l’ostacolo più grande alla realizzazione della salvezza dell’anima e del piano divino. Ancora oggi c’è chi rifiuta il messaggio di Cristo, lo ridicolizza o lo ostracizza. Quello che possiamo fare è alimentare la fiamma della nostra fede, chiedendo in preghiera che venga rafforzata in noi ed accesa in chi ancora non ha conosciuto l’amore di Dio.
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Luca Scapatello
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